Questa Milano

A un certo punto qualcuno schiaccia l’interruttore e tutto svanisce. La Milano delle auto in doppia fila, delle vecchie rancorose, dei commessi teste di cazzo, dei professionisti dell’arroganza, dei biglietti da visita patinati, del che lavoro fai, del cattivo esempio senza buoni consigli, dei magnaccia e delle loro puttane, dell’appartamento in centro e dei negri in periferia, della tolleranza zero, delle narici spaccate, del locale trendy e della feccia dandy, del Triangolo della Moda, dei nazi-fighetti, dei Che Guevara in doppio petto, dei salotti bene, dei preti progressisti, dei nani palazzinari, del contagio CiEllino, dei terroni leghisti, delle fighe di legno, dei Ciao Grandissimo!, della selezione all’ingresso, dell’aperitivo in Corso Como.

Ecco, questa Milano, all’improvviso torna nelle sue fogne e si addormenta, poche ore di quiete illuminate a intermittenza dall’arancione di semafori sornioni e dal giallo sbiadito delle poche finestre ancora sveglie.

Fasci di luce bianca investono dal basso la basilica di Sant’Ambrogio, mentre s’infila in un dedalo di strade minuscole e vecchi palazzi in letargo. Un paio di monete picchiettano nel posacenere, scosse dalle vibrazioni della macchina, che sfreccia veloce sul pavé sconnesso. Sbuca su un grande viale di cemento, ingrana la terza e spinge il motore al massimo. Ha fretta di arrivare, dove nessuno lo aspetta.

Lascia la macchina su un passo carraio e si siede sui gradini del suo vecchio Liceo. Un anonimo scrittore lo informa che la Bea è piuttosto zoccola. Pare che anche la mamma di Mario sia spesso disponibile, dietro adeguato compenso. Francy & Paolo, invece, dal 6 novembre 2009 si amano per sempre. Quanto meno fino a quando Paolo non incontrerà Bea.

Prende nota, e pensa che quel bacio non l’aveva messo in conto. Con lei ha smesso di contare, a quanto pare. Si sorprende a chiedersi chi abbia preso l’iniziativa. La felicità è fatta anche di domande grottesche. La birra ghiacciata gli congela le mani, lunghe sorsate se la portano via velocemente.

Guitar George conosce tutti gli accordi, e mentre suona una campana un uomo si mette davanti al microfono e annuncia “Grazie, buonanotte, ora è tempo di tornare a casa”.

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2 thoughts on “Questa Milano

  1. Alex, sono commossa!
    Oggi, che avevo pochissimo da fare, ho passato quasi tutto il pomeriggio a leggere il tuo blog, lasciando a metà persino un libro di Richler che sto leggendo. Ma ti rendi conto? Ho messo da parte Mordecai per leggere il tuo blog. Bellissimo. Bellissimo davvero.
    – ” La Milano (…) dei Ciao Grandissimo, della selezione all’inizio, dell’aperitivo in Corso Como.”
    – “Fasci di luce bianca investono dal basso la basilica di Sant’Ambrogio, mentre s’infila in un dedalo di strade minuscole e vecchi palazzi in letargo. Un paio di monete picchiettano nel posacenere, scosse dalle vibrazioni della macchina, che sfreccia veloce sul pavé sconnesso. Sbuca su un grande viale di cemento, ingrana la terza e spinge il motore al massimo. Ha fretta di arrivare, dove nessuno lo aspetta.”:
    cioè: mi è sembrato di trovarmi lì, adesso e mi commuovo, quasi, perché non riesco ancora a capire perché nonostante tutto io sia maledettamente attratta dal male di “Questa Milano” di cui tu scrivi.

    Ancora Grazie.

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