Messa

La musica assordante esplode nel cervello, miliardi di bit lanciati a folle velocità spazzano via pensieri che non oppongono resistenza. Nessuna nota, solo urla di suoni che sono materia, sventagliate assordanti che squassano il corpo. Chiude gli occhi e si lascia trascinare, le luci s’infrangono sul nero delle palpebre e minuscoli frammenti di flash invadono lo spazio cieco. I piedi si trascinano sul pavimento appiccicoso, e l’aria è un misto di sudore, gel e profumi sintetici. Nella sala si muovono frenetiche centinaia di braccia, le  mani stringono cocktail, borsette traslucide e sigarette clandestine. Le donne hanno sguardi animaleschi che promettono ciò che non daranno a uomini troppo arrapati per non farsi trarre in inganno. È il teatro dell’assurdo di una notte che gli concede quello che vuole: un generoso armistizio, l’illusione di una tregua prima di ricominciare. Un po’ come la messa della domenica per il Gregge che Crede. Ma meglio.

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