Ciao

Ci sono giornate – assai rare, a dire il vero – che ti sorridono sornione sin dalle prime luci dell’alba, quando ti rigiri nel letto, ancora cinque minuti, ripassi velocemente l’agenda delle prossime ore e t’accorgi che – ma guarda un po’ – oggi non hai proprio un cazzo da fare.

Il chiarore polveroso che s’insinua placido tra i piccoli rettangoli delle fila più alte della tapparella, sempre più sottili man mano che scendi con lo sguardo e infine schiacciati ed ermetici, laggiù, a comporre un muro invisibile alla luce, ti suggerisce un cielo sgombro di nuvole e s’adagia sul volto di tua moglie, dorandone i capelli sparsi sul cuscino, le labbra docilmente schiuse.

Ah, quant’è bella tua moglie stamattina: sfumano le piccole rughe attorno agli occhi ancora chiusi dal sonno, l’orizzontalità ringiovanisce il seno che risorge fiero nello scollo della camicia da notte, meritato riposo prima di riprendere la lotta – impari – con la forza di gravità, le lunghe gambe sotto le lenzuola, cotone bianco che nasconde un gran canyon di cuscinetti cosciali.

È talmente bella, tua moglie, che riscopri il piacere di un’erezione coniugale, e allunghi la mano accarezzandole il seno, e la voglia tua è anche la voglia di lei – ah, tanto rara ma così preziosa simbiosi dei sensi! E fate l’amore come se fosse la prima volta, quanti anni sono passati?, e raggiungi l’orgasmo guardandola negli occhi, e la tua eccitazione non abbisogna di fotoscioppare il viso di lei con l’immagine di altre, più giovani, più fresche.

Esci di casa fischiettando, arrivi in studio un po’ più tardi del solito, ma tanto non hai un cazzo da fare!, accendi il computer, scorri rapido le mail, Claudia ti scrive che questo fine settimana anche il suo fidanzato è via per lavoro, speriamo non sia troppo tardi per prenotare la tua camera preferita, nel tuo hotel preferito, chiami e ti risponde una signorina gentile, lei è davvero fortunato: quella camera è proprio l’ultima libera!, perfetto, allora ci vediamo venerdì sera, arrivederci.

La mattina scorre docile tra un caffè con un collega e un paio di telefonate, pranzi all’aperto – con una giornata così! –, un piatto di orecchiette davvero delizioso, una passeggiata in riva al mare, poi di nuovo in studio. A metà pomeriggio suonano alla porta, un vecchio cliente, della cui esistenza ti eri quasi scordato, si appalesa senza preavviso, ti saluta un po’ imbarazzato, ti porge una busta e se ne va. Dentro, una mazzetta di banconote da cento euro: ha pagato!

Quando verso sera spegni il computer sorridi quasi incredulo ripensando alla tua giornata, sorprendente puzzle di eventi felici incastonatisi uno dopo l’altro negli spazi vuoti di competenza, un climax di piaceri, tra orgasmi coniugali, aspettative di nuovi orgasmi un po’ più giovani seppur meno coniugali, incassi inaspettati e cime di rapa cotte a puntino.

Sarà proprio alla fine di una giornata così che tu, simpatico avvocato barese, raggiungerai la tua macchina, parcheggiata sotto il sole – posti all’ombra non ne hai trovati: unica, piccola sfiga di un’intera giornata lastricata di trionfi –, guarderai distratto i sedili posteriori e ti accorgerai che, ops!, quel piccolo fagotto annerito, abbarbicato al seggiolone, è proprio il tuo bimbo: dovevi portarlo all’asilo, ma te ne sei dimenticato.

E l’ultima cosa che vedrai, prima che le lacrime invadano i tuoi occhi spalancati sull’orrore, sarà l’orma di una piccola manina sul vetro dell’auto: ciao ciao, paparino.

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