L’Aringa.

“Signor Giudice, esimi colleghi, buongiorno. Oggi dovrei discutere la posizione del mio assistito, il signor Polenghi, imputato in questo processo per il delitto di omicidio colposo. Com’è noto, il signor Polenghi è accusato, in qualità di direttore dello stabilimento Pegaso di Caronno Pertusella, di aver cagionato la morte del sig. Padovani, omettendo di adottare tutte le cautele necessarie ad evitare che quest’ultimo, dipendente della suddetta società Pegaso, la mattina del 5 maggio 2010 cadesse dall’impalcatura sulla quale, al momento del fatto per cui è processo, stava svolgendo la propria attività di operaio specializzato. Ebbene, ho trascorso gli ultimi giorni a esaminare approfonditamente le carte processuali. Ho letto la relazione scritta dal personale Asl il giorno dell’infausto evento, le consulenze tecniche preparate dagli esperti di parte e dal perito nominato da questo Tribunale, ho ripercorso i verbali dei diversi testimoni che sono stati ascoltati nel corso dell’istruttoria dibattimentale, mi sono confrontato più volte con i miei collaboratori, ho fatto riunioni con il cliente, e trascorso ore davanti al computer a cercare di mettere in fila tutti gli elementi che sono emersi in questo processo. Ieri sera, come d’abitudine, ho ripetuto un paio di volte ad alta voce la discussione che mi ero preparato. E, vi confesso, ero davvero soddisfatto. Sapevo di aver fatto un buon lavoro, avevo trovato argomenti difensivi convincenti, li avevo ordinati secondo un ordine logico che mi pareva, francamente, ineccepibile. Insomma, ero pronto a far crollare l’impianto accusatorio, a farlo implodere dall’interno, mettendone in luce gl’innumerevoli punti di debolezza che lo contraddistinguono. E ora, non dovrei fare altro che esporvi il mio intervento. Ma ho deciso di non farlo. Non si tratta di una sottile strategia processuale, di un colpo di scena studiato a tavolino per sparigliare le carte di questo processo. E non affaticatevi nel cercare il motivo di questa mia scelta, perché ve lo dirò io, se avrete la pazienza di ascoltarmi ancora pochi minuti. Ho deciso di non discutere, oggi, perché siete brutti. Tutti quanti. In un senso prettamente estetico, ci tengo a precisare. Siete davvero brutti. E siete pure inutili. Innanzitutto lei, signor Giudice. L’ho osservata spesso, in tutti questi mesi: lo sguardo impassibile nei confronti di chiunque parlasse, gli appunti su un quaderno che, però, chissà perché, non era mai lo stesso, le domande che rivolgeva di tanto in tanto, l’atteggiamento conciliante nei confronti degli avvocati che di volta in volta le chiedevano di spostare qualche giorno più in là l’udienza successiva, i severi rimbrotti che talvolta rivolgeva al pubblico ministero. Non mi vergogno a confessarle che per un attimo avevo creduto che si stesse davvero interessando a questo processo; che si stesse sforzando di comprendere seriamente come fossero andati i fatti. Insomma, che avesse deciso di fare il suo lavoro. Ma così non è. Non lo è mai stato, nemmeno per un minuto. E l’ho capito solo oggi, quando è entrato in aula, il fascicolo sotto braccio. Non saprei dirle come, ma l’ho capito. Le sono bastati pochi minuti, il giorno della prima udienza, e aveva già deciso. Lei ora penserà ch’io mi sia convinto che aveva già deciso di condannare il mio cliente. In realtà non è così. Io davvero non so cos’abbia in testa, e francamente m’interessa anche poco saperlo. Quello che però so, è che questo processo è stato completamente inutile. Che abbiamo buttato via il nostro tempo. Che HO buttato via il MIO tempo, che è quello che davvero conta. Perché del tempo dei miei colleghi non saprei che farmene. Anzi, a dire il vero, se mai mi regalassero il tempo dei miei colleghi, un’idea su come spenderlo ce l’avrei: lo getterei dalla stessa impalcatura dalla quale è caduto, sfracellandosi al suolo, il sig. Padovani. Perché in effetti, esimi colleghi, anche voi siete davvero brutti. Indossate dei gessati inguardabili, vi muovete con l’eleganza di un pescatore napoletano, nascondete l’Ipad in custodie D&G che pure Costantino Vitaliano si vergognerebbe a mostrare in pubblico. E dite solo cose inutili. Ciascuno col suo stile, certo. C’è chi sussurra al microfono discorsi incomprensibili, che non hanno neanche l’accenno di un filo logico, e un tono di voce talmente noioso che sarei disposto a guardarmi l’intera cinematografia di Nanni Moretti, pur di smettere di ascoltarlo. E poi c’è il borioso, solitamente un uomo di bassa statura, oserei dire nanesca, che cerca un riscatto dimensionale arrampicandosi sul palchetto e sbraitando parole d’indignazione nei confronti di un’accusa che suscita in lui “un senso di profondo sgomento, quasi di smarrimento”, e che quando torna a sedersi accanto ai suoi simili continua a scuotere per diversi minuti la testa, a certificare ulteriormente il profondo sdegno che prova nell’essere costretto a mettere in gioco la propria dignità professionale “in un agone tanto fatiscente”. E che dire di lei, signor pubblico ministero, e del suo stile informale, se così possiamo definire la scelta di presentarsi con la tuta e la maglietta del pigiama, che spuntano da sotto la toga, quasi volesse comunicarci che lei se ne sbatte delle convezioni sociali, che tanto sta sopra a tutto e tutti? E, infine, voi cancellieri: talmente brutti che non trovo neanche le parole per descrivervi. Siete brutti. Fisicamente brutti. E io, con le persone brutte, ho deciso che non ci parlo più.”

(Dopo aver finito di parlare, l’avvocato Gentilini si tolse la toga, la infilò in un sacchetto di tela del Carrefour, raccolse i suoi appunti, ed uscì dall’aula. La Camera di Consiglio durò appena mezzora. E con sguardo impassibile il Giudice lesse il dispositivo della sentenza, con il quale assolveva il sig. Polenghi dal reato ascrittogli)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...