Una storia italiana.

Paolo ha ventisette anni, una bella fidanzata e uno stage ambíto. Gratis, ma ambíto. Ha frequentato il liceo classico migliore della sua città, si è laureato a pieni voti in filosofia, ha fatto un master e vive da solo fin dai primi tempi dell’università. La casa in cui abita è appena fuori il centro, un po’ piccola, ma arredata con gusto. Era della nonna, morta pochi anni fa; conta di abitarci ancora per poco tempo, al lavoro è molto considerato, gli hanno detto che presto lo assumeranno con un “contrattino a progetto”, così potrà mettere da parte qualcosa e finalmente andare a vive con la sua bella fidanzata. Per ora i genitori gli danno una mano, qualche centinaio di euro ogni settimana. Ma ancora per poco. Paolo fa volontariato, un paio di volte al mese dà una mano in una comunità di recupero. All’inizio non è stato facile, si sentiva inadeguato, non riusciva a costruire alcun tipo di rapporto con quei ragazzi, così duri. Ora va meglio, e lui è contento. Gli piace l’idea di fare qualcosa di utile senza pretendere niente in cambio. Paolo gioca a calcio con gli amici il mercoledì sera, ama leggere, anche se da quando lavora non legge quanto vorrebbe, e s’interessa di politica. Non è iscritto ad alcun partito, ma gli piace tenersi informato. Paolo odia Berlusconi, pensa che in vent’anni di governo abbia portato l’Italia sul lastrico, sul piano culturale, ancor prima che su quello economico. Paolo si rende perfettamente conto che la colpa non è solo di Berlusconi, ma anche di chi in tutti questi anni l’ha votato. Paolo pensa che in Francia una cosa del genere non sarebbe mai successa, che da quelle parti il merito viene riconosciuto, non come qui dove dominano logiche clientelari e lobbistiche. Paolo pensa che anche la Chiesa ha le sue colpe, e con Chiesa intende il Vaticano, che non ha mai pagato un euro di Ici sugli immobili, e chissà quanti sacrifici si sarebbero potuti evitare se solo lo Stato avesse avuto il coraggio di pretendere ciò che gli spetta. Paolo è convinto che tra i cattolici ci sono un sacco di persone perbene, lui ne ha conosciuti tanti, e non solo laici, anche preti; purtroppo, però, il loro pensiero viene calpestato dalle decisioni che vengono prese da Chi sta più in alto, dalle Istituzioni, che in tutti questi anni hanno appoggiato Berlusconi, fingendo di non vedere la coltre di immoralità che avvolgeva la sua vita. Paolo pensa che la Sinistra si è dimostrata inadeguata in tutti questi anni, che non ha mai saputo creare una Vera Alternativa, che se avesse voluto una legge sul conflitto d’interessi avrebbe potuto farla, e invece i giochetti di D’Alema e compagnia bella hanno prevalso sugli interessi del Paese. Paolo pensa che Prodi è stato sottovalutato, lui almeno era una persona per bene. Paolo legge Repubblica. Paolo pensa che Repubblica è un giornale un po’ fazioso, ma che in questo momento non si può fare diversamente, perché la priorità, ora, è cacciare via Berlusconi. Paolo ha visto il video in cui Sarkozy ride di Berlusconi, e l’ha condiviso su facebook, perché meglio di tante parole dimostra i danni che questo personaggio ha provocato alla credibilità di questo Paese. Paolo è indignato. Paolo è indignato perché l’Italia lo delude profondamente. Paolo scende in piazza ogni volta che può, perché pensa che è arrivato il momento che ciascuno faccia sentire la propria voce. Paolo è indignato perché all’estero le cose non vanno così. Paolo è indignato perché ha studiato più di vent’anni della propria vita e ora è costretto a lavorare gratis. Paolo è indignato perché non ha i soldi per comprarsi la macchina, e quei soldi li ha dovuti chiedere ai suoi genitori. Paolo vorrebbe non dipendere più da sua mamma e suo papà. Paolo è indignato perché in Italia non si investe sui giovani.

Paolo, tra un paio d’anni, riceverà un’offerta di lavoro da un’importante società inglese, e si trasferirà a Londra. Guadagnerà da subito cinquemila sterline al mese, e vivrà in un appartamentino delizioso con un suo collega. Tornerà sempre meno spesso in Italia, e smetterà di leggere Repubblica. I suoi genitori, al telefono, gli racconteranno della gravissima crisi economica che nel frattempo avrà colpito il Paese, del dimezzamento degli stipendi agli statali, degli scontri in piazza tra la polizia e il sindacato, dell’inflazione alle stelle, dei giovani senza lavoro, del nuovo scandalo mazzette che travolgerà mezzo Parlamento, degli ultimi pentiti di mafia che racconteranno di accordi con politici e imprenditori per spartirsi gli appalti.

Paolo, di tutto ciò, se ne sbatterà i coglioni. E alla sera, fuori con i suoi amici inglesi, festeggerà il suo aumento di stipendio. Perché in fondo, con cinquemila e cinquecento sterline al mese, chi cazzo te lo fa fare d’indignarti?

Annunci

3 thoughts on “Una storia italiana.

  1. Ne ho parlato ieri con un amico. Lui, che neanche mi aspettavo, dice che bisogna rimanere perché le cose, se non le cambiamo per noi, le cambiamo per quelli che arrivano dopo. Io, anche ammesso che le cose si possano cambiare, non credo di essere disposto a sacrificare la mia vita per un paese di stronzi.

  2. Intanto Paolo è qui. E restare qui significa fare i conti con quel che accade, con quel che dice Pietro che è appena tornato da Berlino ed è rimasto colpito da quanto i ragazzi come lui odiano l’Italia e gli italiani, o forse odiano solo le cazzate dette sulla loro Cancelliera da chi rappresenta l’Italia. Tra un anno forse Paolo guadagnerà 5.500 sterline al mese e potrà sbattersene i coglioni di quel che accade nel Paese dove viveva. Però adesso gli tocca di viverci. E adesso non può fare a meno di indignarsi.

  3. Per me in futuro non bisognerà più vincolarsi ad un solo paese… è un atteggiamento del secolo scorso. Abbiamo tutti abbracciato la globalizzazione ormai (tutti gli stati lo hanno fatto, nel bene e nel male), le merci circolano e ovviamente anche le persone devono fare altrettanto. E’ un errore insistere a fare in Italia quello che in Italia non si può fare … è spreco di tempo e di talento e nessuno ne trarrà mai vantaggio, tantomeno l’Italia. Io, ad esempio, tra una settimana mi trasferisco a lavorare in Cina per una company francese, e non mi sento in colpa neanche un pò. Amo l’Italia, mi sento italiano e ne vado fiero, nonostante tutto, ma questo non significa che debba immolarmi inutilmente per la patria. Anzi avrò più probabilità di dare lustro al mio paese, se riesco a fare qualcosa di buono in giro per il mondo! Il mondo è uno ormai, non ha senso confinarsi. E segretamente spero che guardando l’Italia da lì mi verrà lo stesso sorriso di Sarkozy + Merkel … Almeno mi passa l’ulcera 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...