Pisquani

“Alex, stai attento, qui è pieno zeppo di pisquani”
“Zio, ma cosa sono i pisquani?”
“I pisquani sono degli animali un po’ particolari: sono una via di mezzo tra dei serpenti e degli uccelli. E sono pericolosissimi, quando sentono il rumore di passi attaccano i piedi e mordono le caviglie. Sono molto velenosi, molto più velenosi delle vipere”
“Zio, secondo me mi stai prendendo in giro”
“No, sono serio. Qui in Sardegna è pieno di pisquani, bisogna stare molto attenti, soprattutto quando si cammina in sentieri come questi, pieni di pietre e con l’erba alta”
“Mmm, io non ci credo tanto”

Non ci credo tanto, però gli stringo forte la mano rugosa e cerco di fare poco rumore con i piedi. Dietro di noi, sento mamma e papà che ridono. Forse pensano che i pisquani non esistono. Fa molto caldo, dev’essere all’incirca mezzogiorno, perché il sole è proprio sopra le nostre teste. Stiamo camminando da un quarto d’ora su un sentiero stretto, una striscia sottile che taglia una collina gialla, l’erba bruciata dal caldo afoso dell’estate sembra sul punto di prendere fuoco da un momento all’altro. Ci sono pietre che sbucano qua e là, il riflesso dei raggi del sole si riflette sulla loro superficie liscia, trasformandole in asterischi di luce bianca accecante. Ho sete. Chiedo a mio zio se può darmi dell’acqua, lui mi guarda, si china per terra e raccoglie una bacca rossa da un cespuglio di rovi. La mette in bocca e la mastica. Mia zia sbuffa, gli dice che è pericoloso mangiare quelle bacche, magari sono velenose. Qui in giro, di velenoso, ci sono solo i pisquani, le risponde mio zio. Ride. Riprendiamo a camminare, fino al limitare della collina. Arrivati lassù, ci fermiamo qualche secondo: il mare davanti a noi, azzurrissimo, sembra immobile. Mio zio comincia a scendere verso la spiaggia. Sento un rumore provenire dall’erba, corro verso di lui e gli riprendo la mano. Lui la stringe, senza dire nulla.

Avevo otto anni, quel giorno. Oggi, che ne ho appena compiuti trenta, mio zio non c’è più. Se n’è andato via in un giorno caldo come allora. Non ho abbastanza fede per sapere dove sia adesso. Ma sono convinto che, laggiù, dev’essere pieno zeppo di pisquani.

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