Il giorno dopo

Quel giorno, come al solito, sentirà grattare alla porta, aprirà gli occhi, scenderà dal letto, s’infilerà ai piedi un paio di ciabatte a forma di taxi, sbatterà il ginocchio contro il tavolino basso del televisore, bestemmierà, e bestemmierà ancora, lascerà entrare la gatta in camera da letto, le accarezzerà per qualche secondo il muso, andrà in bagno, piscerà, metterà su la moka del caffè, butterà nel lavandino un litro di latte scaduto da due settimane, s’infilerà sotto la doccia e canterà Uomini Soli dei Pooh.

Poco dopo si farà la barba, berrà il caffè, sarà in ritardo, indosserà velocemente un paio di pantaloni una camicia e un golf, uscirà di casa, rientrerà perché si sarà dimenticato il portafoglio, lo troverà accanto al lavandino, chiuderà la porta di casa, incontrerà l’inquilino del secondo piano, non si saluteranno, il portinaio gli chiederà perché si ostina a buttare lattine di chinotto nell’umido, lui gli risponderà che non beve chinotto dalla quarta elementare, e gli chiederà se in Senegal ce le hanno, le elementari.

In strada soffierà un vento gelido, avrà freddo alle mani e camminerà veloce per scaldarsi, le foglie umide s’incolleranno alle scarpe, le macchine saranno bianche di brina, rami nudi e secchi divideranno l’azzurro del cielo in infinite forme geometriche. Arrivato in ufficio accenderà il computer, si preparerà un caffè che lascerà raffreddare sulla scrivania, controllerà la mail, andrà in bagno, si siederà sull’asse del cesso, allungherà le gambe e chiuderà gli occhi.

Oggi è tutto come al solito, penserà. Il giorno dopo la morte di Silvio Berlusconi.

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S’i fossi trullo

A. pensa che in un trullo, ora come ora, ci starebbe proprio bene. Un bel piatto di orecchiette e l’illusione di stare in un posto che è meglio di altri. E poi da quelle parti anche la mafia non è poi così cattiva: una mafietta, suvvia. E non è che non vadano in Chiesa tutte le domeniche. Ci vanno eccome, c’hanno i preti pure lì: ma forse anche loro, a furia di nutrirsi di cime di rapa, sono un po’ più sereni. Oddio, magari la passione per i bambini ce l’hanno uguale, e l’omosessualità continua a stargli in culo (metaforicamente parlando, s’intende). Fatto sta che il frocio con l’orecchino che sogna un mondo migliore e governa come dio comanda (intendo quel dio che in chiesa non ci sta più da un pezzo) lo votano, eccome se lo votano. E allora sì, vada per il trullo.

(A., in cuor suo, sa che sta storia dei trulli in fondo è una grandissima minchiata. Più che altro sa che quel frocio che gli piace tanto da quelle parti lo seguono per gli stessi motivi per i quali da altre parti continuano a votare quel tizio basso che scopa le fighe mentre fotte l’Italia: perché siamo pecore – pecoreccio, direbbe un mio amico – in attesa del loro pastore. Perché siamo un Paese fascista, in fondo. Che di fascismo ha sempre vissuto e sempre vivrà. Dateci un Capo, che ci dica che fare: magari a bassa voce, ché il rumore ci disturba)