L’eleganza del Pollo

Un’elegante signora entra nel negozio e si mette accanto a lui, insieme scrutano la vetrina dove sono esposti i piatti del giorno. Momento delicato, quello della scelta. Un paio di settimane fa è rimasto paralizzato per una decina di minuti, gli occhi che rimbalzavano impazziti tra una teglia di pasta al pesto e un vassoio di arancini di riso. Alla fine ha preso entrambi, e due ore dopo giaceva privo di sensi sulla scrivania, faccia schiacciata sulla tastiera e braccia penzolanti nel vuoto.

Stavolta, però, è diverso: la pasta la mangia già stasera, la frittura di pesce costa di sicuro una madonna, l’insalata di riso gli mette la depressione, il pollo – invece – ha proprio un bell’aspetto. Nessun dubbio: vuole il pollo, quell’enorme coscia lì, l’ultima rimasta. Buongiorno signori, chi servo?, Tocca a me: vorrei quel pollo lì, Tutto?, Sì grazie, Glielo scaldo?, Mmm: non è necessario. Ecco qua, Grazie e arrivederci. Prende il pollo, paga, e se ne va.

Al signore cosa servo, invece? Io volevo il pollo, Mi spiace ma come vede l’ultima porzione l’ha presa quell’elegante signora che stava accanto a lei, Sì, capisco, ma io volevo il pollo [non si capacita], …, La signora è entrata dopo, c’ero prima io, l’ha visto anche lei [cerca un appoggio], …, Il pollo, io volevo solo una piccola coscia di pollo [vorrebbe piangere], …, Niente pollo quindi, No, Mi scusi vorrei restare un po’ da solo, …, Ok, esco.

Esce, e s’incammina lentamente verso lo Studio. Percorre pochi metri e la vede, Lei, la Signora del pollo. Sta slegando il motorino. Le si avvicina, la guarda, lei alza la testa, interdetta. Mi scusi, Sì?, Lei è davvero elegante, Grazie ma.., Per essere una Troia, intendo.

S’allontana soddisfatto: i piccoli soprusi, A., non li ha mai sopportati.

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Buono

Accende una sigaretta. Buona, pensa. Poi gli viene in mente quel tizio della pubblicità che sorseggia un caffè alla sei del mattino dopo una notte passata a scrivere – perché lui scrive a qualsiasi ora, però “c’è un momento quando arriva la sera in cui scrivere diventa un piacere” –, abbassa la tazzina, sorride compiaciuto e sospira: “Buono”. Ma vaffanculo, tu e quell’aria da Baricco drogato. Spegne la sigaretta, gli è passata la voglia.

Questo blog del cazzo

È immobile, la sensazione che tutte le strade siano murate. Come in quel sogno che faceva da bambino: chiuso in una stanza buia, gli occhi ciechi, una paura sorda, vuole scappare ma ovunque si giri sbatte violento contro muri che non hanno spiragli. Allunga le mani nel vuoto e le dita sfiorano la superficie fredda di una pietra che non conosce, gira su se stesso, si muove senza direzione. Vuole urlare il suo terrore, spalanca la bocca, i muscoli della labbra si tendono fin quasi a strapparsi, ma è un grido muto. Dalla gola nessun rumore. Del risveglio che arriverà qualche ora dopo non sa nulla, mentre vive l’incubo di un’angoscia che non ha fine.

È immobile, ma stavolta non sta dormendo. E a bloccarlo non sono mura silenziose, ma una rabbia che arriva da lontano, che nutre coscienzioso ogni giorno, quelle urla silenziose che non vivono solo nei suoi incubi. La rabbia nei confronti di chi ha scambiato l’amore per un esercizio di stile, di chi pretende il rispetto che non ha mai avuto nei confronti di nessuno, di chi vive aspettando il momento opportuno, di chi fa il pieno di “bei discorsi” per nascondere il vuoto delle sue azioni, di chi ama solo ciò che sta perdendo o ciò che deve ancora conquistare, di chi pretende che alla felicità ci si possa abbonare come a Sky, di chi gioca con le debolezze di chi gli sta accanto.

In fondo, è la rabbia nei confronti di chi affida a questo blog del cazzo quei pensieri con i quali non ha ancora avuto le palle di confrontarsi.

Indignato Speciale

Telefono, squilla.

Oggi come stai?, Indignato, Ancora?, Sì, Bene perché anch’io oggi c’ho l’indignazione a mille, È bello condividere l’indignazione non trovi?, Sì infatti ti chiamavo per questo: sono indignato ma non so bene per cosa, Poco male l’importante è che tu non smetta mai di essere indignato, Scherzi? Io voglio essere una persona migliore quindi m’indigno parecchio più volte al giorno, Bene, Cosa?, In generale, Ah ok, Ciao, Ciao.

Telefono, squilla. Ancora.

Ieri due negri mi hanno rigato la macchina, Schifosi, Dici che posso indignarmi?, No non credo, Immaginavo, Fossero stati due giovani caucasici magari.., No no erano proprio due negri classici, Allora nulla, Quindi non mi resta che incazzarmi, Sì però se t’incazzi con due negri diventi una brutta persona, Ma io voglio essere una bella persona, Giusto, Quindi?, Quindi ti tieni la riga e la smetti di rompere i coglioni.

Telefono, squilla. Che palle.

Se fossero stati negri benestanti mi sarei potuto indignare?, Così su due piedi difficile dirlo, Magari negri bocconiani, Ma alla Bocconi non ci sono negri: solo terroni e pure pieni di soldi, Saranno mafiosi, Questo è sicuro, La mafia m’indigna, Davvero, Il problema è che qui non s’indigna più nessuno, Qui dove?, Un po’ dappertutto, Già, Stasera vieni in manifestazione?, Per cosa?, Ora non mi viene in mente ma ci saranno Tutti, Ottimo allora ci vediamo dopo, Ciao, Ciao.

Un’ora dopo. Sms

Stasera aperitivo?

Bella.

Il piacere

E smette di ascoltarla. Non c’ha più voglia: lascia che il rumore delle sue parole si perda nell’aria, massa informe di suono senza senso che rimbalza impotente sul velo d’indifferenza che ha steso intorno a sé. Gli occhi le fissano il viso ma non la guardano più, e un ghigno impercettibile compare sul suo volto. Nel silenzio ovattato del suo cervello apre senza fretta l’armadio dove ha pazientemente riposto le debolezze di lei, quelle che ha imparato a conoscere e a proteggere in tutto questo tempo. Le passa in rassegna una a una, meticolosamente. Alla fine trova quello che cercava.

Solo allora inizia a parlare. In un primo momento lei non capisce. Alza la voce, vuole finire il discorso che aveva iniziato. Come al solito non hai ascoltato un cazzo, gli urla in faccia con violenza. Quando tace, finalmente, il tono piatto della voce di lui s’impossessa della stanza. Scandisce lentamente le parole che con tanta cura ha selezionato. Lei ammutolisce. Lui affonda i colpi, uno dopo l’altro. Colpisce dove fa più male, la investe con quella cattiveria che non ha nulla di animalesco, perché è solo degli uomini.

Lui sa bene quello che sta facendo. È lucido, come non lo è stato mai. La osserva mentre il dolore le inaridisce il viso. E un piacere perverso lo invade, mentre distrugge ciò che ama.